You are currently viewing Varietà e Qualità delle Castagne

Varietà e Qualità delle Castagne

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Blog

BREVE STORIA DEL CASTAGNO IN ITALIA: Varietà e Qualità delle Castagne

Il castagno (Castanea sativa Mill.) è sopravvissuto alle ultime glaciazioni in diverse zone rifugio della penisola Italiana, in particolare lungo il versante tirrenico degli Appennini, dalla Campania
fino verso le Alpi Ligure, come pure nelle zone collinari del Veneto
e dell’Emilia-Romagna (Krebs et al. 2004, Krebs et al. 2014). La sua
coltivazione si è concretizzata nel mondo italico parallelamente alla
colonizzazione greca. Risalgono infatti alla letteratura greca del III
secolo a.C. (Teofrasto, Historia Plantarum) le prime prove scritte di
una coltivazione dei castagneti in Anatolia, probabilmente soprattutto in forma di cedui per la produzione di paleria, legname da costruzione e carbone (Krebs et al. 2014). I greci hanno quindi portato
in Italia le tecniche di castanicoltura, sia da legno che da frutto, e
probabilmente anche materiale genetico da loro selezionato (Krebs
et al. 2014); già in tale epoca furono infatti individuati alberi di pregio per la produzione del frutto e si provvedeva a moltiplicarli per
innesto per mantenere i caratteri desiderati.
Il contributo decisivo alla diffusione e alla coltivazione del castagno fu opera degli antichi Romani all’inizio dell’era cristiana, che
lo introdussero in molte parti di Europa, anche se sono rare le tracce di una sistematica coltivazione. Secondo Conedera et al. (2004a),
l’interesse principale dei Romani per la castanicoltura verteva sulla
produzione di paleria da ceduo, sia per utilizzi esterni in agricoltura
e nel genio civile e militare, sia per carpenteria. Nel primo periodo
di espansione la coltivazione a frutto era presente, ma non riceveva
particolare attenzione da parte dell’aristocrazia romana, come testimonia un epigramma di Marziale (I secolo d.C.) in cui il castagno
viene addirittura utilizzato come simbolo di inferiorità (Conedera
et al. 2004a).

 

Il castagno ha da sempre avuto un ruolo dominante nei rapporti uomo/foresta. La starda
percorsa in questo caso è antica ed attuale: ha fornito frutti eduli e legname per attrezzi, infissi
mobili, edilizia, palafitte, natanti (Adua, 1999).
Gli antichi Romani diedero un contributo decisivo alla diffusione e coltivazione della specie,
non solo in Italia, ma in tutta l‟Europa centro-meridionale, impiantando veri e propri
9
castagneti da frutto e boschi cedui per paleria in Spagna, Portogallo, Francia, Svizzera,
Germania.
Nei primi secoli del Medioevo, furono principalmente gli Ordini Monastici a preservare e
diffondere la coltivazione del castagno considerato “l‟albero fruttifero portante per
eccellenza”; ma anche il re longobardo Rotari e l‟imperatore Carlo Magno si occuparono del
castagno.
Nel nostro Paese in seguito alle ricorrenti crisi demografiche, alle carestie ed alla scelta
alimentare cerealicola, l‟areale del castagno, fra l‟XI ed il XV secolo, si sviluppò
notevolmente in Piemonte, Liguria, Toscana, Campania e Calabria, mentre occupò buone
posizioni anche in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Umbria e Lazio.
Nell‟Epoca Moderna, la dieta alimentare delle popolazioni montane e rurali peggiorò
sensibilmente; in conseguenza di ciò, la coltivazione del castagno si intensificò ulteriormente,
mentre le castagne e la loro farina rappresentarono un aiuto, spesso indispensabile, per la
sopravvivenza di intere generazioni impossibilitate a disporre in abbondanza cereali e proteine
animali.
Durante tutto l‟Ottocento, centinaia di migliaia di contadini e montanari dipendevano, per la
loro sopravvivenza, in buona parte dalle castagne fresche, secche o sfarinate; i castagneti
erano generalmente ben coltivati e ripuliti per favorire la produzione di frutto, mentre si
andavano selezionando meglio le varietà in relazione alle condizioni di stazione, nonché
quelle da farina rispetto a quelle da consumo fresco (marroni).
La grande vitalità della specie, il bisogno alimentare delle popolazioni e l‟indotto economico
della produzione di frutti e legname consentirono al castagno di raggiungere ruolo
determinante di sopravvivenza: nella meta del 1800 si raggiunse il massimo storico della
produzione di frutti.
Ma anche in seguito, fino a tutta la prima metà del XX secolo, il castagno rappresentava un
valore aggiuntivo tanto che il valore di un‟azienda agricola di montagna veniva spesso
stimato proprio in base all‟ampiezza, efficienza e produttività del castagneto da frutto. In
quegli anni, il commercio interno ed estero dei frutti e del legname rappresentava mediamente
il 18% circa della produzione forestale vendibile, mentre il legname costituiva circa il 20%
della massa legnosa complessiva annualmente utilizzata nei boschi italiani. L‟industria del
tannino e quella molitoria, insieme all‟esportazione ed al commercio interno, hanno costituito,
relativamente ai luoghi di provenienza e di lavorazione, un indotto formidabile per
l‟economia montana del tempo.
Durante gli anni „50 e „60, in Italia è iniziata una rilevante fase storica di ricostruzione
postbellica, di forte industrializzazione e di intenso movimento di grandi masse umane, dal
Sud al Nord e dalle zone montane alle grandi città. Gli agricoltori sono stati fortemente attratti
da redditi più alti, da un diverso modello di vita e da una più varia dieta alimentare;
l‟abitazione in città ed il lavoro in fabbrica hanno coinvolto milioni di persone.
In conseguenza di tutto ciò, prima la montagna e poi la collina si sono svuotate, anche a causa
delle grandi innovazioni di processo e di prodotto che hanno consentito all‟agricoltura di
ridurre la manodopera aumentando, nel contempo, la produzione.
Nella progressiva diminuzione della presenza umana sul territorio, il castagno ha altresì
rappresentato spesso un‟ancora di salvezza cui i montanari più tenaci e gli anziani si sono
solidamente aggrappati per restare in montagna, da dove, invece, i giovani iniziavano
progressivamente a scendere verso le vallate e le città.

pa270056

 

 

 

Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali

P I A N O D E L
S E T T O R E C A S T A N I C O L O